Dentro la musica (fino in fondo)
di Linda Iobbi - 15 Aprile 2026
Alessandro Stella al Circolo delle Quinte Reloaded
Ci sono musicisti. E poi ci sono musicisti che la musica la abitano da ogni stanza: la suonano, la registrano, la insegnano, la scoprono. Alessandro Stella è uno di questi.
Il nostro podcast di punta continua a portare le voci dei grandi musicisti del nostro presente. Questa volta è venuto a trovarci Alessandro Stella, pianista, docente e music producer, fondatore di Extended Place e musicista (concedetemi aggiugere) Stellare.
Questa è una puntata intima e coinvolgente. Alessandro racconta molto di sé, della sua formazione, della sua visione artistica e dei suoi incontri straordinari. C’è un momento in particolare, in questa chiacchierata, in cui racconta di aver suonato per il compositore Valentin Silvestrov nella sua casa di Berlino. Non era un concerto, né una semplice prova. “È successo qualcosa di magico”, dice. “Quello che avevamo lavorato, le sue parole, la sua presenza… sono entrato in una specie di bolla. La seconda esecuzione rispetto alla prima era completamente trasfigurata”.
Lavorare la musica con i compositori che l’hanno scritta è un po’ un sogno proibito di chiunque faccia questo mestiere. Non puoi parlare con Mozart, non puoi parlare con Ravel. Quando hai questa possibilità, è qualcosa di impagabile
È uno di quei rari istanti in cui il confine tra interprete e creatore si dissolve, e racchiude perfettamente lo spirito della nostra puntata. Abbiamo esplorato il privilegio di lavorare a quattro mani con chi la musica l’ha scritta, ma anche il rigore della formazione, l’arte della produzione e il rapporto viscerale con lo strumento.
Abbiamo parlato di come si diventa musicisti partendo da lontano: dal pianoforte della nonna, dalle mattinate in biblioteca a cercare spartiti introvabili, fino agli incontri leggendari con Petrassi e Morricone. “Veniva in classe ad ascoltarci suonare i suoi pezzi, a commentarli, a lavorarli insieme. Sono esperienze che ti rimangono”. E infatti, quella curiosità innata è diventata la sua bussola.
Ma come si cattura l’essenza di un brano in una registrazione? Per Stella, il disco non è una semplice fotografia di un momento, ma un vero e proprio archetipo: “Il lavoro in studio deve essere quello di creare le condizioni perché accada qualcosa di unico, di speciale. Il compito del produttore è far sì che si colga veramente la magia di quel momento“.
Il lavoro in studio deve essere quello di creare una sorta di archetipo, una sorta di ideale della tua visione di quella musica. Quello che cerco è veramente la cosa speciale: la magia di quel momento.
Un viaggio a tutto tondo nella musica, vissuta da ogni angolazione: dall’intimità dello studio al rapporto con gli allievi, fino alla complessità di suonare ad altissimi livelli.
Per scoprire cosa significa entrare in contatto con “l’inconscio del compositore” e perché registrarsi è fondamentale anche per i grandi interpreti, non perdetevi questa puntata.
La puntata completa è sul nostro canale YouTube Quinte Parallele e vi invito a correre a guardarla! Come dice il nostro ospite, in studio si cerca ‘la magia di quel momento’. E credetemi: quel momento, qui, arriva.
